2011

Concorso per la realizzazione della nuova scuola dell'infanzia di Sirrtori con razionalizzazione del polo scolastico

Sirtori (LC)

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gruppo progettazione:Sandro Beltrami (capogruppo), Carla Zovetti, Alessandra Gritti, Federico Berti
collaboratori:Paolo Bartoletti
DALLA RELAZIONE DI PROGETTO

«Una scuola deve essere come una piccola città». Hermann Hertzberger

PREMESSE 
Premessa_01|Normativa. La legge di riforma dei cicli scolastici (marzo 2003, oggi già sottoposta a revisione), motivata dall’esigenza di fornire una risposta istituzionale all’evoluzione della realtà sociale, introdusse importanti modifiche nei precedenti percorsi di formazione scolastica, quali l’ingresso anticipato nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare, una più marcata flessibilità della didattica nei cicli superiori, connessa con una diversificazione più forte tra formazione classica e professionale, ecc. Pur non fornendo, al contrario del precedente D.L. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica, da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica) precise indicazioni in merito alla progettazione degli spazi scolastici, di fatto introdusse, quale conseguenza, una diversa visione e organizzazione degli spazi per la didattica. In particolare, negli istituti per l’infanzia, l’anticipo dell’ingresso nel mondo della scuola (per i più piccoli a due anni e mezzo) ha determinato la necessità di nuove figure professionali e di spazi coerenti con un’età nella quale la fisiologia del bambino richiede, da parte degli adulti, un’attenzione maggiore per le necessità psicologiche, igieniche e di cura. Premessa_02|La scuola come luogo di sperimentazione dei principi educativi. Il concorso diventa così un’occasione per rinnovare e approfondire la ricerca sull’ambiente per l’infanzia, condividendo le scelte con pedagogisti, atelieristi e insegnanti. Le basi culturali e antropologiche della proposta progettuale si fondano sulla ricerca della concordanza tra principi educativi e spazi ad essi dedicati, essendosi, l’attenzione della didattica, spostata dall’azione di insegnare all’impegno di aiutare ad apprendere: le attività sono state portate anche fuori dalle aule, l’edificio diventa complesso ed articolato. In particolare per le scuole materne ed elementari, le moderne teorie psicopedagogiche (da quella Montessori a quella derivata dall’istituzione di Reggio Children, passando per quella più di nicchia applicata nelle scuole steineriane, ecc.) concordano sulla necessità della trasformazione fisica degli ambienti per l’istruzione, introducendo l’idea di scuola intesa come percorso formativo, aperta anche fisicamente al suo contesto, ed evidenziando l’importanza di uno sviluppo interiore creativo supportato da luoghi e materiali idonei. Il progetto dovrà quindi cercare di tradurre in forma architettonica quest’aspetto di frontiera tra la configurazione spaziale e la metafora della formazione della personalità, basandosi sui principi pedagogici che prevedono di stimolare i giovani nell’ambiente scolastico ad un apprendimento spontaneo. 
Premessa_03|La sfida della sostenibilità. Il sogno del benessere creato dal boom economico degli anni Sessanta ha prodotto, nel volgere di pochi decenni, un’accelerazione del degrado ambientale, la rapidità dell’evoluzione tecnologica ha avuto come effetto feed-back quello di rendere il mondo occidentale indifferente e soprattutto apparentemente indipendente dalla natura. Solo negli ultimi anni una seria riflessione sulla disponibilità delle risorse energetiche ha reso consapevoli in merito alla necessità di un cambiamento radicale di modelli di consumo. In particolare nell’ambito della progettazione architettonica il dibattito su luogo e progetto, sul rapporto tra natura e artificio, non sono mai stati tanto presenti come ora. La sfida del XXI secolo è in generale quella di abbattere i consumi senza rinnegare il progresso e in particolare, nell’ambito della progettazione, limitare i consumi energetici degli edifici, o addirittura renderli produttori di energia. L’edilizia scolastica si presta in modo ottimale a questo impiego, aggiungendo la componente di educazione alla tutela dell’ambiente, offrendosi come esempio all’utenza più giovane.
L’ANALISI DEL SITO 
Il progetto prende forma proponendo un attento dialogo con il sito. Quest’ultimo inteso nella sua accezione più vasta, non solo come luogo fisico, ma come risultato – complesso e in continua evoluzione – dell’interazione di fattori di diversa natura. Un impiego razionale delle risorse climatiche, energetiche e idriche, richiede, in via preliminare, lo studio e l’analisi del sito, elaborando dati riguardanti: il clima (dati di temperatura, precipitazioni medie, direzione/intensità e stagionalità dei venti, umidità relativa media, ....), l’aria, il suolo e sottosuolo, l’ambiente naturale e il paesaggio, secondo quanto schematizzato e sintetizzato nella figura in apertura di paragrafo. L’analisi è integrata dallo studio dei diagrammi solari e delle maschere d’ombreggiamento (dovute ad ostruzioni ed emergenze naturali ed artificiali), così da definire la distribuzione e il livello di radiazione solare e quantificare le ore giorno di disponibilità solare per l’illuminazione naturale e per l’alimentazione di eventuali impianti solari. [...] 
IL PROGETTO 
Il Progetto_01|Collocazione e Disposizione planimetrica|Accessibilità e Viabilità. Un ampio prato sale a balze da una strada secondaria fino ad un boschetto di frassini e conifere, più oltre ancora la strada dopo il tornante che avvolge la scuola elementare esistente. Il progetto si può considerare come un insieme articolato di edifici-volumi che costituiscono una coralità di presenze. Due corpi principali ad un piano fuori terra disposti con l’asse longitudinale parallelo alle curve di livello del lotto (circa NW/SE) sono collegati tra loro da un terzo corpo trasversale con altezza variabile. Il primo corpo di fabbrica, verso la valle, ospita le 3 unità pedagogiche, il secondo, a monte, semi-ipogeo, incassato nel versante Sud del lotto, ospita le funzioni mensa, uffici e servizi del personale, il terzo, trasversale alle curve di livello, la grande sala per le attività comuni e i sistemi di risalita (scale e ascensore) oltre all’atrio aggettante del piano 1°. La disposizione è dettata dalla precisa volontà di privilegiare gli aspetti bioclimatici della costruzione, cercando quindi di ottimizzare gli apporti solari invernali, l’efficacia dell’illuminazione naturale (daylighting) e la ventilazione naturale. Aspetti che saranno specificatamente analizzati nel paragrafo dedicato alla sostenibilità ambientale. La disposizione planimetrica inoltre consente di ottenere due spazi aperti protetti, vere e proprie stanze giardino, ambiti pertinenziali delle singole unità pedagogiche e degli spazi didattici comuni. Unitamente a ciò, le considerazioni relative a un nuovo sistema di ingressi, hanno condotto alla collocazione di aree per la manovra degli autoveicoli e per la sosta (temporanea e/o a medio/lungo termine) in fregio alla strada che si stacca da Via Risorgimento nella parte a valle del lotto. [...]
Il Progetto_02|Descrizione. Un insieme articolato di edifici-volumi costituisce un’unità formata da più individualità che rispondono alla necessità di un’immediata riconoscibilità dei diversi ruoli funzionali. Il sistema progettato vuole evocare l’analogia con la pianta di una città con le sue strade, piazze, slarghi e le loro gerarchie. L’organizzazione degli spazi interni propone una chiara e semplice differenziazione tra gli spazi serviti (unità pedagogiche, aule didattiche, aule comuni) e gli spazi serventi (disimpegni, corridoi, aule di servizio, servizi igienici, sistemi di risalita, .....). Atri, rampe, ascensori, scale e percorsi tendono a produrre, oltre che in pianta, anche in verticale, un interno urbano, di grande potenza evocativa che invita le persone a incontrarsi e diviene un’icona potente del significato dei nuovi spazi per la didattica. Il nodo più rilevante è l’atrio d’ingresso, che dal piano terra si eleva verticalmente per tre livelli, e che rappresenta il cuore di tutto il sistema edilizio. Non è semplicemente il luogo in cui i flussi s’intersecano, ma diviene lo spazio in cui le relazioni umane assumono il maggior significato attraverso lo scambio d’esperienze. Già varcando l’ingresso al piano dei parcheggi (-5,00) sarà possibile intravedere il giardino interno (a quota -1,00) attraverso la fascia di verde che a balze piantumate s’inserisce nel corpo di fabbrica. Un’ampia scala, assistita dall’ascensore, conduce al piano superiore (circa -1,00) destinato alle attività scolastiche. Di fronte alla scala si apre l’ampio e luminoso spazio per le attività comuni, con le vetrate che si aprono su i due giardini laterali, la parte terminale dell’aula termina con un patio incassato all’interno del monte, ai lati del quale si accede, verso Ovest, alla mensa con i suoi spazi di servizio e verso Est ai vani contenenti le funzioni connesse all’attività amministrativa e di gestione. Dalla parte opposta della scala si apre l’ampio atrio, vero e proprio cuore dell’edificio, spazio plurifunzionale d’ingresso e accoglienza della scuola dal quale si dipartono i collegamenti alle unità didattiche, alle quali si accede da un corridoio/disimpegno articolato secondo sequenze di spazi, che si conclude verso Ovest con un’ampia vetrata sulla scuola elementare esistente. Calibrate aperture, ad altezza dei piccoli ospiti, consentono di godere della vista sul paesaggio circostante che si stende a valle. A causa della posizione sul limite Nord del lotto, l’edificio, attesta il proprio ingresso principale sul peduncolo stradale che stacca da Via Risorgimento, lasciando spazio all’area di parcheggio e manovra – separata dalla strada da un’aiuola spartitraffico piantumata – già descritta in precedenza. La costruzione è segnata da uno zoccolo di calcestruzzo con cassero di legno a vista che normalizza le differenze di quota del terreno su cui poggiano vere e proprie scatole lignee che organizzano le diverse funzioni. La volumetria, articolata sui vari livelli, è caratterizzata da una geometria semplice e pura. Le aperture sono di due tipi: verso Sud grandi aperture e grandi tagli, schermate dai raggi solari estivi da ampie tettoie aggettanti, che definiscono lo spazio in cui i bambini trascorrono la giornata (e in cui prevale l’illuminazione naturale) e, dalla parte opposta, puntuali spiragli complementari, sotto forma di fori e/o fessure a diverse altezze, ma a misura di bimbo, una sorta di “clin d’oeil” sull’esterno. Quasi completamente vetrato è il corpo di collegamento fornito di pannelli brise-soleil scorrevoli e posizionabili alla bisogna, sui lati Est e Ovest. La diversità di tipologia d’aperture, dettata essenzialmente da motivazioni legate a considerazioni bioclimatiche, crea una tensione che si sviluppa sui due fronti principali del fabbricato, l’uno più urbano, che si confronta direttamente con le costruzioni circostanti, l’altro introverso e mediato dal filtro dei corpi di fabbrica che si apre sui giardini interni e che non permette un contatto visivo ravvicinato. Nel dissidio tra il bambino che cresce e scopre il mondo attorno a sé e il bambino protetto che viene “sottratto” al proprio ambiente, risiede questa continua ambiguità e cambiamento di registro all’interno e all’esterno del volume. Analogamente, negli interni, gli accesi colori prevalentemente primari fanno da contrappunto al rigore distributivo, in una continua oscillazione tra realtà e gioco. La scala e l’ascensore, proseguono la propria corsa sino al livello della copertura (circa +3,00), consentendo l’accesso al tetto giardino (di cui si parlerà in seguito) e ai futuri moduli d’ampliamento che potranno duplicare le attuali unità didattiche, già predisposte per la sopraelevazione. Il trattamento della copertura a terrazza bioclimatica nasce da una duplice considerazione. La prima legata al tema della sostenibilità, trattato in seguito; la seconda legata al tema delle percezioni, per cui si è ritenuto opportuno caratterizzare questa vera e propria quarta facciata dell’edificio, come una sua componente “viva”, così da mitigare l’impatto di una nuova costruzione nei confronti degli abitanti degli edifici circostanti di maggiore altezza. La terrazza sarà percorribile tramite un deck in doghe di legno, circondati da verde estensivo a base di varietà di sedum, il percorso si conclude nelle balze del versante Sud del lotto sistemate a “giardino sensoriale”. L’accessibilità ai disabili è garantita dall’impianto ascensore, facilmente raggiungibile attraverso un percorso in piano dai parcheggi esterni o coperti, il collegamento con la scuola primaria esistente e il suo ambito territoriale è garantito da percorsi in piano o con leggere rampe di raccordo. La nuova area di sosta, si propone come spazio in comune tra le due scuole, infatti, sul lato Ovest parte la rampa scala tangente alla nuova costruzione che, iniziando a divergere a metà percorso, consentirà l’accesso anche al piano del cortile della scuola primaria e da qui all’interno della stessa. Fermo restando che il vecchio accesso resterà comunque a disposizione dei disabili e delle auto.
[...] Il Progetto_04|Il sistema di relazioni. Il sito, sul quale già insiste la scuole elementare, è il prodotto di un continuo incrocio di relazioni, che il progetto si propone di evocare, interpretare e articolare, in funzione di un’idea chiara e logica. Molteplicità. Il contesto del progetto è fisico e culturale allo stesso tempo. Il nuovo edificio sarà, simultaneamente, causa ed effetto della concentrazione di persone, di servizi e delle relazioni che tra esse s’instaureranno, in uno specifico momento e nel corso del tempo. Si tratterà di un luogo di molteplici complessità, generate da fattori diversi che sono al tempo stesso protagonisti e comparse, soggetti e oggetti di azioni altrui. Contestualmente alle attività educative di scala locale che il complesso edificato ospiterà, la sua struttura si porrà come oggetto di relazione e non come opera chiusa in se stessa, aprendosi a iniziative civiche, a eventi culturali, a incontri pubblici, ecc. In tal modo il complesso costruito e i suoi spazi aperti/chiusi daranno origine e apparterranno a percorsi, stimoleranno e giustificheranno flussi, offrendosi come attrazione e destinazione, come motore e supporto. Le relazioni con l’esterno. La costante presenza dei profili delle montagne, visibili da molti punti, la presenza/assenza del paese rendono il bambino protagonista del proprio spazio geografico, dandogli la sicurezza per vivere nuove esperienze in ambienti diversi ai quali è meno abituato. L’attenzione alle peculiarità del territorio, costantemente ricercata nella concezione di quest’edificio, si riflette inoltre in una generalizzata attenzione agli spazi esterni, arredati con giochi molto semplici e lineari, e pure nello studio della luce naturale che filtra quanto più possibile negli ambienti. In quest’ottica assumono una particolare valenza qualitativa gli spazi indoor aperti sull’esterno. A parte la necessaria coerenza del sistema edilizio con il microclima del sito, devono essere tenuti in grande considerazione altri aspetti di natura “sociologica”. Nel nostro paese è ormai appurato che è in spazi con maggiore connessione con l’esterno che la gradibilità della vita è maggiore, e lo è ancora di più se questi sono ventilati naturalmente quanto più possibile e compatibile con le caratteristiche climatiche del sito. Il rapporto con l’ambiente esterno è un requisito qualitativo d’estrema importanza e proprio per questo è veramente opportuno prevedere sistemi costruttivi e architettonici gestibili, durante la stagione primaverile ed estiva, con il prevalente, anche se non esclusivo, contributo della ventilazione naturale, poiché la “naturalezza” può divenire un elemento strategicamente importante nel concept di progettazione. La variabilità caotica dei segnali fisici che interagiscono nell’ambiente esterno naturale, entro certi limiti intuitivi, è percepita dall’individuo in termini sensorialmente apprezzabili. Il passaggio di una nube che fa variare la luminosità ambientale, o un refolo di brezza all’interno di un locale, costutiscono apprezzabili segni di naturalezza, che “allenano” i soggetti presenti all’interno degli ambienti, alla pratica psicologica di sviluppare quella capacità di adattamento alle variazioni di tipo ambientali tipiche della vita in ambiente naturale. La teoria attiva si contrappone all’interpretazione dell’individuo come soggetto passivo che risponde in termini meccanici e univoci al variare delle condizioni ambientali e propone, piuttosto, quella di un soggetto attivo che si adatta alle condizioni climatiche, non solo tramite meccanismi fisiologici o da reazioni (quali, ad esempio, l’infilarsi un maglione), ma anche con meccanismi psicologici, in grado, a lungo termine di migliorare sensibilmente il proprio rapporto con l’ambiente che lo circonda. Le relazioni interne. L’articolazione planimetrica della scuola consente punti di vista, percezioni, relazioni differenziate. I volumi esistenti e quelli nuovi, nella loro articolazione declinano qualità fisiche e immateriali del territorio attraverso il mutare di relazioni visive, ombra, luce, suoni, ...... Le differenti disposizioni e orientamenti dei volumi (esistenti e nuovi) produrranno, attraverso reciproci sguardi, relazioni stabili con gli oggetti e le forme (naturali e artificiali) che li punteggiano o li conformano, i piccoli bow-window colorati aggettanti dalle pareti a valle, dotati di piccole finestre contrapposte, consentono un gioco di rimandi e di sguardi tra i piccoli ospiti, selezionando alla vista quanto c’è di significativo nel paesaggio.
Il Progetto_05|Gli spazi per la didattica|Gli atelier|Il terzo spazio. L’edificio è composto di più parti o di ambienti multiformi con affacci, doppie altezze e giardini interni; strutture dinamiche ove si può “imparare facendo”, alle quali si aggiunge un ampio spazio di accesso e di filtro tra la città e il microcosmo della scuola. La proposta progettuale, che rifiuta la concezione segmentaria dello spazio e del tempo, ha l’ambizione di farsi realtà di vita e di ricerca in ogni suo luogo e momento, perché il bambino vive e può essere educato ovunque e sempre. Sono qualitativamente confrontabili, quindi, i tempi e le attività che il bambino spende nell’aula, nei corridoi, nei laboratori, nella zona mensa, negli atelier. L’ampio spazio centrale, che funge da elemento di collegamento di tutti i settori della scuola, rappresenta il punto d’incontro, il fulcro comunicativo che lega tutte gli spazi, assurgendo – in ossequio alla citazione in epigrafe – alle funzioni di piazza coperta nella quale, come piccole strade, seguendo la metafora urbana convergono tutti i percorsi di collegamento delle piccole case-aule. Le aule destinate alle unità didattiche pedagogiche sono conformate planimetricamente in modo di consentire lo svolgimento contemporaneo di attività che richiedono diversi livelli di concentrazione. L’area avvolta dal muro, di minore altezza, è destinata a lavori manuali, mentre la zona prossima alle finestre è destinata alle attività che richiedono maggiore concentrazione. Come l’interno di una casa l’unità dispone di angoli più tranquilli e di un guardaroba all’ingresso, illuminato zenitalmente, così da ottenere un filtro tra lo spazio privato dell’aula e quello comune della distribuzione, quest’ultimo concepito come uno spazio fluido e meno regolare, derivante in negativo dalla aggregazione delle aule, arricchito dalla presenza di scatole vetrate aggettanti sul mondo esterno, rivestite con arredi morbidi e colorati. La proposta progettuale facendo propri gli attuali criteri educativi, che esigono spazi analoghi per la didattica tradizionale e per quella d’avanguardia, propone aule interciclo e atelier complementari alle aule normali. Spazi multifunzione piuttosto che spazi flessibili. I primi, con pochi cambiamenti o con un progetto finalizzato, possono essere utilizzati per molte attività: dal gioco, al lavoro organizzato in gruppi, alla lettura individuale, alla messa in scena di piccole rappresentazioni. I secondi, al contrario, presuppongono un ambiente indifferenziato, lasciato libero e neutro. Il lavoro di ricerca con gli educatori ha prodotto elementi e spazi nuovi che vanno considerati atelier aperti, da sviluppare e approfondire nel corso della vita della scuola. Tra questi: • non solo un atelier per i linguaggi espressivi ma anche altri atelier speciali (da dedicare per esempio alla luce e alla musica); collocati nei pressi del patio a Sud, questi atelier sono accessibili direttamente dalla ‘piazza’ quindi a disposizione di tutta la scuola ed eventualmente anche di altre strutture; • angoli dedicati non solo alle zone riposo e al terzo spazio (piccoli bow-window con arredi morbidi), ma anche ad attività di ricerca e di lavoro per adulti, compresi spazi per piccole mostre e per il lavoro di documentazione (atrio, patio a Sud, ‘piazza’, ....); • spazio ‘atelier del gusto’ adiacente la cucina, accessibile ai bambini e altre zone attigue, espressamente dedicate alle sperimentazioni gastronomiche; o alla degustazione di prodotti coltivati nel giardino sensoriale, di cui si parlerà al successivo paragrafo 07; • presenza di supporti per l’accessibilità alla documentazione in modo digitale (schermi, proiezioni, computer). Integrazione arredi e architettura. Pur esulando da questa fase di progettazione, è chiaro che nelle successive fasi di approfondimento del progetto sarà necessario coniugare lo studio degli arredi e quello degli spazi; gli arredi potranno essere l’occasione per la progettazione sperimentale e condivisa con pedagogisti, atelieristi e insegnanti, così da arricchire la riflessione sullo spazio per l’infanzia. Il terzo spazio. Un terzo spazio in una scuola per l’infanzia è per i bambini un privilegio da cercare e ottenere appena possibile. Il terzo spazio è un luogo per ‘ricaricare le batterie’ individuali della disponibilità sociale: le ore passate a scuola sono tante e il numero dei bambini è sempre piuttosto alto, quindi le pause dall’universo delle relazioni sono utili oltre che necessarie. In tutta la scuola dovrebbero potersi formare isole, luoghi più tranquilli per attività silenziose o musicali. La forma archetipa rigorosa come il quadrato aiuta a creare un’atmosfera serena, tranquilla. Ambiente polisensoriale. Architettura e arredi mirano ad offrire a bambini e adulti un menù spaziale complesso, articolato, fatto di molteplici materiali, colori, riflessi, tipi di luce, punti di vista, linguaggi, ecc., nella convinzione che una scuola debba essere un laboratorio sensoriale che accompagni e supporti l’avventura dell’apprendimento e della crescita dei bambini. I mobili devono consentire di suddividere facilmente gli ambienti in parti isolate visivamente e/o acusticamente e, contemporaneamente, essere contenitori di tutte le attrezzature specializzate (come quella musicale), permettendo, in ogni caso, possibilità di multiuso, come tutto il resto dell’ambiente della scuola. Il gioco d’assemblaggio estremamente libero, divertente e flessibile, facilmente modificabile secondo i desideri e le necessità, a volte chiuso sul fondo, a volte lasciato aperto, a giorno, consente di costruire nell’ambiente dei giochi seduttivi di trasparenza e leggerezza.
Il Progetto_06|Territorio, Ambiente e Paesaggio. La nuova sede per la scuola d’infanzia di Sirtori dovrà rappresentare il proprio territorio con i suoi caratteri geografico – paesaggistici e culturali. Paesaggio quindi, non inteso nel significato di “sfondo al progetto”, ma quale principio che orienta l’interpretazione della sua architettura, formale e sostanziale: flussi, materia, energia, verde, acque. Un paesaggio costituito da una geografia costruita da una maglia fitta di reticoli urbani e agrari anticipa i rilievi prealpini. Un territorio, come diceva Carlo Cattaneo, divenuto un immenso “deposito delle fatiche umane” che ne hanno disegnato e articolato la forma e gli intrecci. Se è necessario pensare la funzione della nuova sede scolastica alla scala urbana, come esigenza della comunità di Sirtori, sembra altrettanto significativo, considerato il suo valore di istituzione civica, ampliare lo sguardo, estendendo il concetto di contesto a tutto il territorio di questa porzione di Brianza Lecchese. In tal modo diventa possibile dialogare, per scala, per materia e per morfologia con i caratteri storici e morfologici delle valli e dei corsi d’acqua, che hanno rappresentato nella storia la prima fonte d’energia economica e culturale del territorio. Il carattere della nuova sede, dovendo riflettere le proprietà del territorio, è una sorta d’architettura ibrida capace di rappresentare il paesaggio collinare (solidità, compattezza, densità rocciosa ed energia delle acque, .....) e, allo stesso tempo, il paesaggio della pianura (apertura, luminosità, estensione, tracciati, .....). Per la sua realizzazione si prevede una simbolica miscela di capacità artigianali e innovazione tecnologica, che si esprimeranno in forme e materiali con un elevato grado di sostenibilità. Riflettendo in questo agire una saldatura fra le antiche modalità insediative e costruttive e le nuove potenzialità produttive emergenti rappresentate dalla vitalità di un’ampia gamma di settori di piccola e media dimensione, diffusi su tutto il territorio, che trainano un artigianato molto attivo anche nei prodotti legati all’edilizia e alle tecnologie dei nuovi materiali. Tradizione e innovazione saranno quindi i caratteri rilevanti di un’architettura la cui chiave d’interpretazione, si può trovare nei concetti d’ambiente e paesaggio, in cui storicamente convivono l’attenzione all’uso delle risorse locali, l’intelligenza del rapporto con la natura, nonché l’interesse verso nuove tecnologie eco-compatibili o, persino, attente al recupero ambientale. 
Il Progetto_07|Gli spazi esterni, il verde. Lo spazio esterno all’edificio progettato, è sua parte integrante: in particolare le due porzioni comprese tra i corpi aula e i locali semi-ipogei delle zone servizi risulteranno, nella stagione propizia, naturale estensione degli ambienti interni; sia le aule didattiche sia l’aula per le attività comuni centrale grazie alle finestrature dalle ampie specchiature apribili, consentiranno la creazione di una confortevole continuità tra spazio interno e ambiente esterno, conciliando attività ludiche, ma anche didattiche all’aria aperta. Sarà in questi spazi esterni pianeggianti, limitrofi al nuovo edificio che sarà prevista la collocazione di attrezzature ludiche, anche se si confida maggiormente nelle opportunità di gioco e movimento derivanti dal contatto diretto con la natura. Da questo punto di vista, si ritiene che la porzione a verde collocata a Sud del nuovo edificio, possieda un elevato potenziale che gli ospiti della scuola d’infanzia potranno condividere con gli scolari della limitrofa scuola primaria. I terrazzamenti esistenti nella porzione a Sud del lotto, debitamente attrezzati da accessi pedonali di minimo impatto, oltre che costituire un richiamo considerevole ad uno degli elementi costitutivi tipici del paesaggio circostante, ben si presteranno alla realizzazione di “spazi verdi” tra loro differenziati, con i quali gli scolari saranno chiamati ad interagire. Per i bambini d’età compresa tra i 3 ed i 12 anni i “giardini sensoriali”, ad esempio, riescono a far sì che il gioco ed il divertimento stimolino le percezioni sensoriali e sviluppino nuove abilità, mentre la dedizione dei piccoli alla cura di piantine da cui ricavare una propria (anche se minima) fonte di cibo, induce all’auto-stima, all’auto-consapevolezza ed a notevoli benefici sulla salute psico-fisica. Gli spazi esterni saranno allestiti mirando il più possibile all’interattività, puntando sulla massima stimolazione sensoriale: • per la vista, colori e punti di attrazione visiva contribuiranno a creare la bellezza del giardino, offrendo scenari stagionali diversificati; saranno utilizzate piante ed arbusti con colori molto vari, raggruppate per macchie omogenee di colore, mentre il ricorso alle graminacee ornamentali o ad altre piante delle foglie nastriformi creerà un apprezzabile senso di movimento al giardino in caso di vento; • per l’udito si ricorrerà all’uso di diversi sistemi di pavimentazione per indurre al riconoscimento dei passi, all’uso di campanelli mossi dal vento, all’invito all’ascolto del fruscio del vento tra le foglie. La semina di piante nettarifere o che producono bacche dovrebbe indurre alla frequentazione del giardino da parte di uccelli che potrebbero usufruire di rifugi appositamente attrezzati; il ricorso a tali suddette specie vegetali comporterà anche la presenza di farfalle ed altri insetti utili, favorendo la confidenza con il mondo naturale ed animale dei frequentatori del giardino; • per il tatto saranno disponibili molteplici tipologie di superfici, dai muschi, alle cortecce, al fogliame, ai petali dei fiori, alle diverse tipologie di pavimentazione; • per l’olfatto saranno utilizzate piante erbacee ed aromatiche, o dai fiori profumati, disposte in modo da evitare fioriture simultanee in zone troppo ravvicinate, ma piuttosto cercando di creare alternanza nelle varie parti del giardino di fioriture e maturazioni; • per il gusto si farà in modo che gli allievi possano sperimentare il sapore di un frutto o di un ortaggio “prodotto” in proprio, inserendo tra le piante ornamentali, più che vere e proprie piante da frutto, specie ortive (pomodori, zucchine e fagiolini) e frutti di bosco (ribes, uva spina e lamponi). Sarà inoltre apprezzabile destinare una o più “terrazze” alla semina del prato fiorito, ricco di specie spontanee, particolarmente apprezzabile alla vista, e sempre efficace richiamo di farfalle e innocui insetti. 
Il Progetto_08|Comfort e Salute|Sostenibilità ambientale. In una struttura destinata all’infanzia, più che per qualsiasi altra tipologia edilizia, è indispensabile che ricerca architettonica ed impiantistica si coniughino per offrire, la prima, un luogo confortevole dove i bambini possano sognare e creare, la seconda condizioni termoigrometriche ed acustiche che ne tutelino salute e benessere. Si ritiene, infatti, che comfort e salute necessitino di pari considerazione rispetto ad altre “parole d’ordine” che sempre più diffusamente dominano il settore dell’edilizia più avanzata, come sostenibilità e risparmio energetico. L’approccio progettuale pertanto ha mirato alla tutela di principi quali la conservazione delle risorse e il rispetto dell’ambiente, ma senza mai prescindere dallo scopo primario di qualsiasi edificio: quello di offrire un ambiente il più possibile salubre e accogliente. Va detto, del resto, che proprio gli edifici in cui sono integrati i principi di sostenibilità, se oggetto di progettazione accorta, sono in grado, in genere, di produrre i risultati migliori per quanto riguarda le condizioni fisiologiche e psicologiche degli occupanti. [...]